Antares - alle origini perdute della cultura occidentale

Vittorio Veneto - Convegno di studio 5 Aprile 2008
Teatro Lorenzo da Ponte - Serravalle

serravalle ora vittorio veneto serravalle ora vittorio veneto serravalle ora vittorio veneto
 

DA BABELE ALLE LINGUE DEL MONDO

 
convegno di studio

CONVEGNO DI STUDIO Sabato 5 aprile 2008
ANTARES: Alle origini perdute dela cultura occidentale
Dedicato a Giovanni Semerano

Con il contributo e patrocinio:

REGIONE DEL VENETO
COMUNITA’ MONTANA DELLE PREALPI TREVIGIANE

Con il patrocinio:

PROVINCIA DI TREVISO
CITTA’ DI VITTORIO VENETO

Con la Collaborazione:

ANTARES CUCINE, Vazzola
CERFIM, Vittorio Veneto
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DELLE PREALPI, Tarzo
FONDAZIONE CASSAMARCA, Treviso
GRAFICHE DE BASTIANI, Godega S. U.

Organizzazione:

GRUPPO ARCHEOLOGICO DEL CENEDESE


immagine di Roberto Da Re Giustiniani

Sabato 5 aprile 2008, ore 9.00

Presentazione, con la partecipazione delle Autorità
Saluto di Vittorio Semerano, figlio di Giovanni
Romano ROMOLI Ricordi di Giovanni Semerano

Coordinatore:

Vittorino PIANCA (Direttore Musei Civici di Vittorio)
Giovanni CASELLI (Fellow of the Royal Anthropological Institute of Great Britain ,1972)
Quello che l’Occidente ha preso dall’Oriente, cioè quasi tutto
Vinicio SERINO (Università di Siena)
Giovanni Semerano e l’atanor delle lingue
Micol PERFIGLI (Università di Siena, Università “La Sapienza” di Roma)
Il culto dei nomi degli Dei in Roma antica
Carlo FORIN (Ricercatore di Archeologia del Linguaggio)
Teonomasiologia fra Oriente ed Occidente

ore 13.00 Pausa pranzo
ore 14.30


Adriano GASPANI (Osservatorio di Brera, Milano)
La misurazione del tempo nel mondo antico fino ai Celti
Dario SEGLIE (IFRAO -UNESCO Liaison Officier)
La conservazione della memoria contenuta nell’arte rupestre.
Giuseppe BRUNO D (Ricercatore di Iconologia antica)
La rosa camusa come traccia della grafica del mondo orientale passato in occidente
Il senso che ci spinge a costruire un Convegno, che vorremmo definire archeologico in senso ampio, studiosi di discipline diverse e di invitare quanti ne hanno interesse a discutere sull’argomento, sta nella necessità ormai impellente di studiare assieme l’ambiente culturale europeo e medio-orientale prima della Grecia e di Roma, superando le difficoltà di spingere lo sguardo così lontano e contribuendo a diradare la nebbia ideologica che ce lo nasconde e ci impedisce di aprire una veduta panoramica euro-asiatica. L’indagine prende le mosse dalle indagini linguistiche. Il 2008 che è stato proclamato dallONU e dall’UNESCO Anno internazionale delle lingue: ci sono sul nostro pianeta oltre 4 mila lingue, di cui la metà a rischio di estinzione. La circostanza catalizzante del Convegno è costituita, come talora avviene, da un piccolo evento accaduto nelle pieghe dell’anfiteatro collinare di Vittorio Veneto (Treviso) e si può ‘ben’ dire, intendendo ben in scozzese per ‘cima’. Qui sulla bicima del colle che oggi si chiama Monte Altare, è stato scoperto un Santuario frequentato, nel millennio che porta all’anno zero, da popolazioni prelatine di diverse stirpi. Il colle si chiamava fino a qualche decennio fa, monte Antares, e faceva parte di quella lunga catena di Santuari antichissimi fra Norico, Retico e Venetico, che include ad esempio anche il vicino Santuario di Villa di Villa a Cordignano e risale profondamente le valli alpine. La morfologia naturale, che spesso in antico aveva una sua valenza sacrale, poteva allargarne l’influenza anche verso meridione, contribuendo a collegare anche montagna e pianura, forse fino al mare, attraverso l’antica e vicina Opitergium- Oderzo. La difficoltà di collocare storicamente e culturalmente questo strano apax archeologico ha portato gli studiosi locali a mettere in discussione il taglio di indagine storiografica e archeologica finora seguito, alcuni luoghi comuni ed infine determinati totem della ricerca storica. L’indagine crea così nuove, impreviste, difficoltà, ma apre anche stimolanti vie alla ricerca interdisciplinare riconsiderata in un più organico divenire ed ampliata nelle profondità della protostoria. Ciò comporta il rischio di un effetto teleobiettivo di schiacciamento temporale, ma arricchisce anche la percezione di un universalismo la cui reductio archetipica bilancia e riconfigura ogni identità culturale in un sistema di valori riunificante. Ad esempio la proposta è di non considerare confermata la teoria dell’esistenza di popoli indoeuropei per spiegare quanto l’occidente europeo deve al medio-oriente sumero, assiro-babilonese, iranico… Oggi è possibile avviare la discussione non considerando questa dunque una teoria provata, ma soltanto un’ideologia inveterata, o meglio, niente altro che La favola dell’indoeuropeo, come l’ebbe a definire Giovanni Semerano nel suo ultimo libro. Qui la parola ‘ideologia’ viene usata col significato di visione del mondo non corrispondente alla realtà storica, sostanzialmente quindi falsa: come il tramonto abitua progressivamente al buio l’osservatore in una stanza con la finestra aperta così il passare dei secoli altera normalmente la percezione del vero. Ci sembra necessario aprire la discussione in materia e proporre di ‘Convenire’ per metterla da parte con un equilibrato, regolare processo dialettico onde annullarne il peso che ancora grava sulla ricerca e sulla conoscenza storica ed archeologica.